I pilastri della pratica ibrida

Cosa troverai di molto utile e immediatamente applicabile in questo articolo?

La pratica fisica non è qualcosa di esclusivo e destinato a pochi, tutt’altro.

La pratica ibrida non è una via di mezzo incolore, ma la ricerca dell’atleta più completo ed equilibrato nascosto dentro di te.

Ognuno di noi è inevitabilmente costretto a praticare con il corpo una serie di attività per vivere ogni giorno. Ma se ci accorgiamo che vogliamo iniziare a prenderci cura del nostro movimento in modo volontario, se vogliamo ambire ad un corpo più forte, più efficace e più in salute, allora la pratica fisica si trasformerà in un viaggio vero e proprio, in una passione, in una dedizione, una fonte di apprendimento continuo. 

Come assicurarti che i tuoi allenamenti siano realmente completi.

Il modo migliore per iniziare un racconto, nonché una serie di contenuti utili e verificabili attraverso la propria esperienza, è quello di visualizzare dei pilastri portanti che sorreggano l’intero edificio di informazioni che vogliamo condividere nel tempo.

Ecco i quattro pilastri della pratica fisica ibrida.

Mobilità. Abilità (‘skill’). Condizionamento (‘conditioning’) e tecnica.

Certamente conoscere questi quattro nomi non farà alcuna differenza. Comprenderli e sperimentarli, capire cosa abbiamo trascurato fino ad oggi e liberare l’atleta nascosto in te sarà senza dubbio invece qualcosa di rivoluzionario.

La parola “ibrido” è stata scelta con massima cura e vuole indicare uno stile di vita e di allenamento che sia in grado di bilanciare una vasta varietà di elementi al fine di ottenere un risultato ottimale da molti punti di vista. Non soltanto in ambiti ristretti e specifici ma anche nello scenario generale di un corpo esteticamente soddisfacente, funzionale, prestante, atletico e intelligente.

Come evitare di confondere la flessibilità utile e funzionale da quella rischiosa e inutile.

Praticare e avere a che fare con variabili fisiche ci invita a partire dal primo pilastro: la capacità di generare FORZA. Generare forza significa trasformare un potenziale nascosto in una azione vera e propria di movimento. Ogni distretto muscolare, in base al suo volume e alle sue caratteristiche anatomiche, come lo scheletro e le sue misure, dispone di una certa potenzialità di esprimere forza.

Il punto chiave non è però soltanto esprimere forza in generale, ma esprimerla in un ‘range’ di movimento specifico. Questo significa che ogni articolazione è efficace se ha a disposizione un certo grado di movimento in cui convogliare la forza disponibile.

Spiegando con un paradosso la questione, una forza immensa su un range limitato a un millimetro non avrebbe alcun senso per la nostra vita e per la nostra performance fisica.

In sintesi la combinazione tra forza e flessibilità descrive questo primo pilastro. Descriviamo come mobilità funzionale il primo elemento chiave della pratica fisica ibrida, che consiste nella possibilità di mettere in atto una forza attiva in un range/arco di movimento articolare funzionale. Qui per funzionale, si intende ciò che è effettivamente utile ad una certa gamma di attività, movimenti reali e presenti nella vita dell’atleta.

Nel mondo del fitness e del corpo libero ha dominato per decenni il concetto di allenamento intensivo incentrato su forza e volume, a discapito della fondamentale area complementare della mobilità, ovvero una sorta di flessibilità funzionale. È arrivato il momento di riportare equilibrio nel sistema.

Perché bruciare calorie richiede sempre e comunque una abilità motoria.

Ogni volta che eseguiamo un esercizio per raggiungere un nostro personale obiettivo, dal dimagrimento alla prestazione sportiva, dall’addome piatto alla reattività nella corsa, siamo coinvolti in un processo di apprendimento. Questo processo è fondamentale e inevitabile nella misura in cui senza una abilità motoria da eseguire e perfezionare non avremmo la materia prima del nostro cambiamento e miglioramento.

Le calorie si bruciano attraverso l’esecuzione di un gesto, il quale richiede un grado massimamente qualitativo di abilità per essere utilizzato ed eseguito al meglio.

Definiamo così le skills come quelle abilità di movimento, che utilizziamo e che utilizzeremo, dopo un percorso di apprendimento e integrazione, che ci permettono di ampliare progressivamente le possibilità del corpo di muoversi, allenarsi ed esprimere forza in scenari diversi e sempre più sfidanti.

Il secondo pilastro della pratica fisica ibrida ci ricorda quanto sia fondamentale darsi la possibilità di lavorare sulla qualità delle tecniche che vogliamo utilizzare, e così costruire una progressione che ci possa dare ogni giorno un tassello in più per edificare il nostro percorso personale di atleti.

Perché condizionare le articolazioni non è un optional.

Il terzo pilastro della pratica fisica è il condizionamento. Una parola che richiede una spiegazione dettagliata per non essere troppo generale e inefficace.

Condizionare significa influenzare, spesso in maniera continuativa, fino a modificare la capacità d’azione di un organismo, piuttosto che di una articolazione o di un muscolo.

Influenzare il tuo corpo per poterlo mettere nelle condizioni ideali per poter imparare, perfezionare e dominare una determinata abilità è ciò che intendiamo specificamente per conditioning.

Nel mondo dell’allenamento esistono molte categorie di condizionamento, proviamo ora a definire le principali che possano darci il quadro completo. Condizionamento strutturale, tecnico e cardiovascolare.

Il primo riguarda il costante lavoro di rafforzamento e adattamento delle strutture anatomiche principali, esse ci permettono di crescere come atleti, parliamo di muscolatura, tessuti e legamenti, ossa e tendini.

Il condizionamento tecnico invece è strettamente correlato alla stimolazione del nostro cervello e alla ripetizione di gesti per aumentare sensibilità e abilità specifiche.

Infine il condizionamento cardiovascolare riguarda la possibilità del corpo di sfruttare le proprie energie al meglio anche in situazioni stressanti, la circolazione sanguina e la capacità respiratoria sono due elementi strettamente correlati a quest’ultimo.

Il condizionamento nell’allenamento si concretizza nella ripetizione strategica di specifici esercizi e movimenti che temprano le diverse strutture del nostro corpo nella direzione dei nostri obiettivi.

Perché lavorare sulla tecnica moltiplicherà i tuoi risultati nel medio/lungo termine.

Prima di svelarvi un metodo intelligente per comprendere se il vostro allenamento rispetta i quattro pilastri, andiamo a scoprire l’ultimo.

A dispetto della maggior parte del materiale che vediamo sui social network, la qualità con cui si eseguono esercizi e movimenti è, senza dubbio, in grado di fare tutta la differenza. Quando l’obiettivo è realizzare un video appariscente e divertente le regole sono molto diverse dall’obiettivo reale di divenire più forti, flessibili, elastici e longevi.

Il quarto, ma non per importanza, pilastro della pratica fisica ibrida è la tecnica.

La tecnica adeguata può consentire di moltiplicare i risultati, minimizzare rischi e infortuni, infiammazioni articolari, lunghi periodi di pausa con fastidi alla schiena e infine massimizzare la longevità di un corpo che sarà più preciso e disciplinato.

Lavorare sulla tecnica significa curare ogni dettaglio di ogni singolo esercizio che eseguiamo, non è necessario fare un corso di formazione professionale per concedersi il lusso di ambire alla perfezione dei gesti. Non lasciare nulla al caso ed affidarsi a preparatori e percorsi qualificati per  implementare la tecnica ci dà accesso alla possibilità di condizionare le nostre abilità motorie, caratteristiche fisiche, la nostra mobilità funzionale e capacità cardiovascolare in sicurezza e senza annoiarci, evitare la monotonia della ripetizione di esercizi che non migliorano mai nel tempo.

Ogni skill/gesto apre un ventaglio di centinaia di tecniche che ci permettono di avvicinarci al raggiungimento dei differenti obiettivi che ci siamo posti. Al termine di una sessione o di una programmazione, i singoli e minuscoli dettagli tecnici a cui abbiamo posto attenzione costituiranno la differenza enorme fra un percorso di successo e un fallimento.

Ora che conosciamo i quattro pilastri, con questa breve checklist potrete assicurarvi che la pratica che state praticando, costruendo oppure ideando sia realmente di successo e non manchi di qualche tassello fondamentale.

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